Alimentazione e infiammazione vescicale

Se l’alimentazione antinfinfiammatoria è declinabile su tanti tipi di diete, quando si parla di dietoterapia per una specifica patologia le indicazioni si fanno necessariamente più rigide, almeno per un certo periodo di tempo.
Se poi si fa riferimento a problematiche urogenitali femminili (candida, cistite interstiziale, vulvodinia, vestibolodinia) diventa ancor più difficile generalizzare.

Non esistono ancora studi scientifici ad ampio spettro che riescano ad individuare un nesso causale tra alimentazione e sintomi né evidenze incontrovertibili, si trovano piuttosto studi osservazionali in cui oltre l’80% dei casi vede un peggioramento in seguito al consumo di alcuni alimenti.

Quello che è certo è che l’alimentazione non può causare la malattia, semmai intensificare i sintomi. Allo stesso modo, non è l’alimentazione che può eradicare la patologia, ma può modularne i sintomi.

Con questi presupposti, possiamo dare alcune informazioni di massima.

Prendersi cura dell’intestino può avere un effetto disinfiammante anche a livello vescicale.

Infatti, la maggior parte delle persone che soffre di problemi urogenitali cronici, candida recidivante e altre problematiche intime, ha anche qualche disturbo anche a livello intestinale, con un quadro che si avvicina a quello del colon irritabile – che può essere a prevalenza di stitichezza o di dissenteria, magari solo in certe fasi del ciclo, associato a disbiosi e leaky gut… L’intestino è coinvolto.

Quando i sintomi sono correlati a gonfiore e meteorismo con stitichezza persistente prima del ciclo, è essenziale lavorare sulla dose adeguata di fibra tollerata dall’intestino della paziente.

La fibra è contenuta in frutta e verdura, cereali integrali, legumi e frutta secca con la pellicina. Le linee guida nazionali (e internazionali) raccomandano 25 g di fibra vegetale al giorno.

Ecco, la fibra naturalmente fa bene, ma non è esente da effetti collaterali: un eccesso di fibra crea una forte fermentazione nell’intestino e quindi sensazione di pancia sporgente… per chi non ha problemi, i disagi si possono manifestare anche oltre i 40 g di fibra al giorno, ma per un intestino già irritato anche 20-25 g o poco più (quindi una dose del tutto normale) possono creare disagi.

La *quantità* della fibra è importante quanto la *qualità* della fibra, mi spiego meglio:

  • Alcuni tipi di fibra sono più fastidiosi per l’intestino: un pugno di ceci interi potrebbe creare più problemi di un pezzo di farinata di ceci. Sono quindi da preferire legumi decorticati, farine di legumi, pasta di legumi o creme al passaverdure (non frullate!).
  • Attenzione a frutta e verdura che contengono fibra FODMAP: sono carboidrati particolarmente fermentescibili. La dieta “low FODMAP” è una delle più utilizzate per colon irritabile, in genere, dopo una prima fase di eliminazione completa per 6-8 settimane gli alimenti si reintegrano uno alla volta per capire cosa crea maggior disagio.
  • A fare la differenza è anche il tipo di cottura: in generale, più la verdura si imbibisce di acqua, più fermenta (verdure bollite, stufate, minestroni e vellutate). Può essere che lo stesso tipo di verdura, nella stessa quantità, cucinata con metodi che tendono a disidratarla (in padella, al forno) dia molti meno problemi.
  • La frutta più fastidiosa è quella estiva, ricca di acqua (pesche, albicocche, anguria, melone, prugne).
  • La verdura più fastidiosa è quella autunnale (zucca, broccoli, cavoli, erbe di campo), erbe amare tipo tarassaco, carciofi, asparagi, cipolle, aglio, porri, cipollotti.
  • I cereali integrali. In linea di massima sono da preferire… ma non quando gli svantaggi superano i vantaggi! Per chi soffre di colon irritabile, meglio scegliere cereali raffinati. Per ovviare il problema dell’eccesso di fibra dei cereali integrali è possibile fare un ammollo notturno con un pezzetto di alga kombu come si fa per i legumi, con una cottura molto lunga (ad esempio, se la confezione indica 30-35 minuti di cottura, proseguite fino a 45. Questo rende la fibra più digeribile).
  • Meglio preferire cereali senza glutine. In molti casi i problemi urogenitali sono associati a gluten sensitivity, una condizione che porta ad avere scarsa tolleranza al glutine. Non si tratta di celiachia ma di uno stato di infiammazione che può esacerbare i sintomi di altre patologie associate a infiammazione sistemica. Esistono pochi test validati per la sensibilità al glutine, quelli disponibili in Italia non sono scientificamente validati quindi vale di più il metodo empirico: se una volta tolti gli alimenti che contengono glutine si osserva un maggiore benessere, potremmo essere sulla buona strada. Esistono dei test genetici che mostrano una predisposizione alla risposta infiammatoria.

Parlando di fermentazione intestinale, ci sono altri alimenti che andrebbero limitati: su tutti, i latticini. Latte e derivati contengono lattosio, uno zucchero naturale di cui possiamo (con l’età e il disuso) perdere la capacità di digestione, in quanto perde potenza l’enzima deputato alla sua digestione. Non tutti i latticini sono uguali, nei formaggi a pasta dura il lattosio viene scisso dalla fermentazione batterica e ne contengono molto poco o per nulla. Esistono le alternative delattosate… da professionista, su un quadro infiammatorio cronico preferisco sempre ridurre al massimo, soprattutto nelle prime settimane di dietoterapia.

Focalizzandoci di più sull’ambiente pelvico, i prodotti che sembrano dare ipersensibilità vescicale sono:

  • Tutti quelli con un forte contenuto di vitamina C (spinaci, fragole, agrumi, kiwi)
  • Bevande gassate (sia zuccherate che acqua gassata)
  • Bevande nervine (tè, caffè, ginseng, mate)
  • Frutta secca
  • Glutine (non per tutti)
  • Latticini (quasi per tutti)
  • Eccesso di zuccheri
  • Alimenti conservati sotto sale (affettati, tonno in scatola)
  • Alcolici

Come comportarsi in questi casi?

Quello che consiglio è un percorso “di coppia” tra nutrizionista e paziente: dopo un periodo di tabula rasa di 4-6 settimane per il ripristino del benessere intestinale, si procede per capire cosa escludere e cosa reintegrare. Lo definisco “di coppia” perché alla base ci sono i feedback della paziente che osserva la propria patologia e i propri sintomi.
Alcune pazienti per esempio lamentano un’ipersensibilità agli zuccheri soltanto appena prima del ciclo e durante.
Alcune sono sensibili ai FODMAP dell’avocado e altre no.

 

Per i professionisti interessati alle patologie urogenitali e all’alimentazione, il 13 maggio 2021 (ore 17.00 – 21.00) si terrà la lezione dell’Academy “Candida: intestino, ambiente vaginale e benessere femminile”, della Dott.ssa Giovanna Pitotti, per approfondire le strategie utili a livello nutrizionale e aiutare le pazienti nel ritrovare benessere, inibendo la proliferazione della candida e ostacolandone le recidive.

Dott.ssa Arianna Rossoni – Dietista esperta di alimentazione antinfiammatoria e fertilità, responsabile di EquilibrioDonna