La dieta come fattore di rischio

verdure stress dieta
Nella settimana della Giornata Mondiale del Fiocchetto Lilla, parliamo dei rischi di seguire una dieta.

Quanto spesso si parla dei benefici di “un’alimentazione sana”?
E… Quanto poco si parla dei rischi che “mettersi a dieta per seguire un’alimentazione sana” può provocare?
RISCHI?! Ma quali rischi! Seguire una dieta sana, equilibrata, varia, gradevole, fa sempre e comunque soltanto bene, no?!
Non proprio. Non sempre. Non comunque.

Dieta come fattore di rischio: bizzarra associazione forse, ma non surreale.
Potrebbe sembrarvi un discorso strano fatto da una dietista: non dovrei forse essere la prima ad invitare le persone a seguire un’alimentazione sana?
Eppure, sempre di più negli ultimi anni mi sono resa conto di quanto il concetto di dieta sia un’arma a doppio taglio.
Se da una parte riconosco gli effetti positivi che un cambio di alimentazione può *potenzialmente* avere sul benessere psicofisico di una persona, dall’altra non posso non tenere in considerazione le insidie che il percorso di cambiamento nasconde.

Approfondiamo gli aspetti controversi e i rischi della dieta uno alla volta.

Il concetto di “sano”

A cosa associate la parola “dieta”?
Probabilmente per alcuni di voi “dieta = alimentazione sana”; per altri “dieta = sacrificio e restrizione calorica”. Per tanti, la dieta è entrambe le cose: la dieta è un percorso di cambiamento che porta alla salute attraverso il sacrificio e la rinuncia.

Con il tempo la maggior parte di noi si è trovata ad avere una sovrapposizione dei concetti di “sano” e di “deficit calorico” e, di conseguenza, a categorizzare i cibi come “buoni” (di cui se ne può mangiare in quantità) e “cattivi” (che sono sempre da evitare, moderare, centellinare).

Questa categorizzazione estremizzata porta ad un:rischi dieta

  • Abuso di verdure e alimenti molto fibrosi
  • Consumo eccessivo di caffè o bevande dolci acaloriche
  • Preferenza per fonti proteiche senza grassi (che si accompagna all’ossessione per le proteine)
  • Diffusione degli alimenti “low carbs/light/senza zucchero”

I comportamenti alimentari elencati hanno inevitabilmente ricadute negative sulla salute (non stiamo certo descrivendo un quadro di alimentazione ricca di nutrienti!), ma si collegano anche a un’idea più ampia di controllo, che può avere effetti deleteri sulla psiche delle persone.

Il bisogno di controllo

Dieta e controllo sono due concetti che vanno a braccetto: per “stare a dieta” bisogna controllare… e controllarsi.

Controlliamo il nostro peso corporeo, le calorie ingerite, gli ingredienti utilizzati, le porzioni, i grammi, la frequenza di consumo, i centimetri persi o guadagnati…
Ci controlliamo perché non dobbiamo cedere alle nostre voglie, dobbiamo fare le brave, seguire le indicazioni, non possiamo sgarrare (se non quando ci viene detto: il “pasto libero” agognato come l’ora d’aria nelle carceri!).

Come ho scritto nella newsletter della scorsa settimana, la sensazione di controllo in fondo ci piace, così come le regole. Ci piacciono perché ci danno l’impressione di avere potere sul nostro corpo e sulla nostra mente, di avere autodisciplina, di avere una strada segnata davanti che porterà sicuramente a dei risultati.
[Per qualcuno, questa potrebbe sembrare l’unica forma di controllo che riesce a esercitare nella sua vita: ne abbiamo parlato nella pubblicazione digitale A dieta da una vita.]

Tutto questo controllo porta a:

  • Aumento dello stress attorno al cibo
  • Pensieri ossessivi rispetto all’alimentazione (ortoressia, vigoressia, etc)
  • Aumento del carico mentale riguardo alimentazione/cucina (“Oggi il piano prevede che mangi xxx ma in casa non ne ho, come faccio?”)
  • Perdita della socialità, quando le occasioni riguardano (anche) il cibo con conseguente isolamento
  • Confronto continuo del proprio corpo e del proprio modo di mangiare con la forma fisica e le abitudini di altri
  • Ricerca continua e ossessiva di informazioni sul cibo, ricette, storie e foto di “chi ci è riuscito” (before/after)

La sfiducia verso il corpo

Che la dieta sia stata stilata da un professionista della nutrizione o che sia frutto di ricerca personale/consigli di amici/raccomandazioni lette sui social o sulle riviste, quello che spesso succede è che ci allontana dal nostro intuito.

Con una dieta, saremo più portati a ignorare i segnali di fame e sazietà che il nostro corpo ci manda perché “non è nella dieta” e la dieta va seguita alla lettera, se vogliamo che funzioni.
Potremmo non solo non assecondare quei segnali, ma anche dubitare della loro veridicità o vederli come dei tentativi di sabotare il nostro progetto: “Ma come ho già fame? Lo spuntino posso farlo SOLO tra altre due ore!”
Deve esserci qualcosa di sbagliato in noi se il nostro corpo ci dice qualcosa di diverso, se non obbedisce, se non risponde nel modo che vogliamo.

Il risultato è che saremo del tutto scollegate da noi e dai nostri bisogni, avremo difficoltà a riconoscere fame e sazietà, potremmo finire per associare ad entrambi i segnali un valore negativo (“Perché ho fame adesso?” oppure “Se mi sento piena è perché ho mangiato troppo?”).

Delegando ad altri la scelta di quello che dovremmo o non dovremmo mangiare rischiamo:

  • Incapacità di ascoltare il corpo e di fidarci del nostro intuito
  • Diminuzione del senso di autoefficacia e dell’autostima

I comportamenti compensatori

Una cosa di cui non si parla abbastanza è che molto spesso il trigger per abbuffate e alimentazione disordinata, è proprio la dieta.
Non solo il seguire una dieta, ma anche solo pensare di farlo!

Vi è mai capitato di pronunciare “Ok, da domani dieta” e di passare il resto della giornata a mangiare in continuazione, proprio con l’idea che “tanto comincio domani”?
Questo succede perché la nostra mente incoscia, che si adopera per la nostra sopravvivenza, registra questo pensiero come “Allarme! Da domani carestia!” e cerca di fronteggiare il problema accumulando il più possibile nel presente! Se volete approfondire, ne abbiamo parlato qui.
E’ così strano, quindi, che la restrizione (sia essa calorica o cognitiva) scateni comportamenti compensatori?

Attenzione, la compensazione non deve essere per forza alimentare, può anche riguardare lo stile di vita:

  • Incremento del numero di sigarette quotidiano in chi fuma
  • Incremento (ossessivo) dell’attività sportiva

Non serve vi spieghi i rischi associati a questi comportamenti molto comuni durante una dieta!

Le ricadute sulla salute mentale

Cosa provoca tutto lo stress citato nei paragrafi precendenti?

  • Irritabilità, rabbia, ansia
  • Rigidità e schematismo

Agli estremi ovviamente possiamo arrivare allo sviluppo di un Disturbo del Comportamento Alimentare.


Forse arrivate alla fine di questo articolo vi state chiedendo se ci sia un modo di fare la pace con il cibo imparando ad ascoltare meglio i propri bisogni… la risposta è sì, ma ne parleremo in un altro articolo!